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Aprire la partita IVA: tutto quello che devi sapere

Quanto costa davvero, quali tasse pagherai, quanto ti chiede l'INPS, come si fa una fattura e cosa scadenza dopo scadenza ti aspetta nel primo anno. In ordine, con i numeri.

~22 min di lettura Aggiornata a settembre 2026 Livello principiante 12 capitoli

In breve

Capitolo 01 Cos'è la partita IVA, in una riga

La partita IVA è un numero di undici cifre che identifica chi svolge un'attività economica in modo abituale davanti al fisco. È un codice identificativo: il numero con cui il fisco riconosce chi svolge un'attività. Aprirla significa dichiarare allo Stato «da oggi lavoro in autonomia e vi dico cosa faccio».

Da quel momento nascono tre obblighi paralleli, e conviene tenerli separati in testa perché hanno enti, regole e scadenze diverse:

FiscoAgenzia delle Entrate: imposte e dichiarazione dei redditi
PrevidenzaINPS o cassa professionale: i contributi per la pensione
RegistroCamera di Commercio, solo se sei un'impresa

I professionisti (consulenti, designer, sviluppatori, fotografi) hanno a che fare solo con i primi due. Chi apre un'impresa (un artigiano, un negozio, un e-commerce) ha anche il terzo, e con esso qualche costo fisso in più.

Capitolo 02 Prima domanda: ti serve davvero?

Esiste un'alternativa per chi fa lavoretti sporadici: la prestazione occasionale. Emetti una ricevuta con ritenuta d'acconto del 20%, il cliente te la versa allo Stato, e non apri niente.

Il malinteso dei 5.000 €

Gira l'idea che «sotto 5.000 € non serve la partita IVA». Quei 5.000 € sono soltanto la soglia oltre la quale scatta l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS. A separare occasionale e abituale sono la continuità e l'organizzazione: se lavori con regolarità, hai più clienti, ti attrezzi con strumenti e tempo dedicato, l'attività è abituale e la partita IVA è dovuta anche a 3.000 € di incassi.

Regola pratica che uso: se il lavoro è ripetibile, cioè se il cliente potrebbe richiamarti il mese prossimo e tu diresti sì, sei nell'abituale. Meglio aprire e stare tranquillo che accumulare tre anni di ricevute occasionali e poi ricevere una lettera.

Capitolo 03 Il codice ATECO: la scelta che pesa più di tutte

Il codice ATECO descrive l'attività che svolgi. Sembra un dettaglio burocratico: in realtà da lui dipendono il coefficiente di redditività (quindi quante tasse paghi), la cassa previdenziale e a volte l'obbligo di requisiti professionali o di iscrizione alla Camera di Commercio.

Come scegliere bene:

  1. Descrivi la tua attività in una frase concreta: «progetto e sviluppo siti web per piccole imprese».
  2. Cerca quella frase nella classificazione ATECO dell'ISTAT e leggi le note esplicative, che dicono cosa è incluso e cosa no.
  3. Se fai più cose, scegli come prevalente quella che ti porterà più fatturato, e aggiungi le secondarie.
  4. Controlla il coefficiente di redditività associato: due codici plausibili possono avere 67% e 78%, e su 40.000 € di fatturato la differenza è di oltre 600 € di imposte l'anno.

In pratica

Il codice si può cambiare dopo, con una variazione gratuita. Ma cambiarlo a metà strada complica i conti dell'anno in corso: meglio spendere mezz'ora ora che rimediare dopo.

Capitolo 04 Regime forfettario o ordinario

Nove volte su dieci, chi inizia sta nel forfettario. È un regime agevolato: un'unica imposta sostitutiva, nessuna IVA da applicare e da versare, nessuna ritenuta d'acconto, contabilità ridotta al minimo.

Le due strade, a confronto
 ForfettarioOrdinario
Imposta15% sostitutiva, 5% primi 5 anniIRPEF a scaglioni (23-43%) + addizionali
Base di calcoloFatturato × coefficiente ATECORicavi − costi effettivi
IVANon la applichi, non la detraiLa applichi e la versi, detrai quella sugli acquisti
CostiNon si scaricano (tranne i contributi)Si scaricano tutti quelli inerenti
Limite85.000 € di ricaviNessuno
Conviene seHai pochi costi: vendi tempo e competenzaHai molti costi: merce, mezzi, personale, affitti

La regola che riassume tutto: il forfettario conviene a chi ha pochi costi. Se sei un consulente con un portatile, il coefficiente ti «regala» una deduzione forfettaria che nella realtà non spendi. Se apri un laboratorio e compri macchinari per 40.000 €, nel forfettario quei costi non esistono e paghi tasse su un reddito che non hai avuto.

Chi non può usare il forfettario

  • Chi ha superato 85.000 € di ricavi nell'anno precedente.
  • Chi ha percepito oltre 30.000 € da lavoro dipendente o pensione nell'anno precedente (se il rapporto di lavoro è ancora in corso).
  • Chi fattura per più del 50% al proprio datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni.
  • Chi ha quote in società di persone, o controlla una SRL che fa attività simile alla sua.
  • Chi ha speso più di 20.000 € per lavoro dipendente e collaboratori.

Capitolo 05 Quante tasse pagherai davvero

Qui casca l'asino di tutti i preventivi fatti a mente. Nel forfettario l'imposta si calcola sul reddito forfettario:

La formula

reddito = fatturato × coefficiente di redditività
imponibile = reddito − contributi INPS versati nell'anno
imposta = imponibile × 15% (o 5%)

Il coefficiente dipende dal gruppo di attività. Questi sono quelli in vigore:

Coefficienti di redditività · indicativi, verifica per l'anno in corso
AttivitàCoefficienteSu 30.000 € il reddito è
Professioni, servizi tecnici e scientifici, istruzione, sanità78%23.400 €
Altre attività di servizi67%20.100 €
Intermediari del commercio62%18.600 €
Costruzioni e attività immobiliari86%25.800 €
Commercio ambulante di altri prodotti54%16.200 €
Commercio, alloggio e ristorazione, industrie alimentari40%12.000 €

Il 5% per cinque anni non è automatico. Serve che: non abbia svolto attività d'impresa o professionale nei tre anni precedenti; la nuova attività non sia la prosecuzione di qualcosa che facevi come dipendente (i tirocini obbligatori non contano); se rilevi l'attività di qualcun altro, che i suoi ricavi dell'anno prima stiano sotto 85.000 €.

Capitolo 06 Esempio completo su 30.000 € di fatturato

Consulente, codice ATECO con coefficiente 78%, Gestione Separata INPS, primo anno con aliquota al 5%. I numeri:

Simulazione · valori arrotondati e indicativi
VoceImportoCome si ottiene
Fatturato incassato30.000 €-
Reddito forfettario23.400 €30.000 × 78%
Contributi INPS≈ 6.100 €23.400 × 26,07%
Imponibile fiscale17.300 €23.400 − 6.100
Imposta sostitutiva 5%≈ 865 €17.300 × 5%
Restano a te≈ 23.035 €30.000 − 6.100 − 865

Con l'aliquota al 15% l'imposta sarebbe circa 2.595 € e ti resterebbero circa 21.300 €. Nota una cosa: i contributi pesano quasi sette volte l'imposta. Chi parla solo del «5%» racconta metà della storia.

La regola del terzo

Su ogni fattura che incassi, metti da parte un terzo su un conto separato. È la stima più semplice che funziona per un forfettario con contributi in Gestione Separata: a giugno dell'anno dopo, quando arrivano saldo e acconti insieme, la differenza tra chi l'ha fatto e chi no è tutta lì.

Capitolo 07 I contributi INPS: la voce che sorprende

Non esiste «il contributo della partita IVA». Esistono tre mondi diversi, e il tuo dipende da cosa fai.

Le tre gestioni · aliquote e minimali indicativi, da verificare ogni anno
GestioneChi ci finisceQuantoAnche a zero?
Gestione Separata Professionisti senza un albo con cassa: consulenti, designer, sviluppatori, copywriter ≈ 26% del reddito No: se non fatturi, non versi
Artigiani e commercianti Imprese individuali: negozi, e-commerce, laboratori, installatori ≈ 4.500 € fissi + 24% sopra il minimale Sì: i fissi si pagano comunque
Cassa professionale Albi con cassa propria: avvocati, ingegneri, architetti, medici, commercialisti Regole proprie di ogni cassa Di solito sì, con contributi minimi

Due sconti che quasi nessuno chiede

  • Riduzione del 35% sui contributi fissi artigiani e commercianti: spetta ai forfettari, ma va richiesta espressamente all'INPS, per via telematica, entro il 28 febbraio.
  • Contributi deducibili: nel forfettario i contributi versati si sottraggono dal reddito prima di calcolare l'imposta. Versarli entro fine anno, quando possibile, abbassa l'imponibile di quell'anno.

Capitolo 08 Come si apre, passo per passo

  1. Decidi cosa seiProfessionista o impresa. Da qui dipende tutto il resto: Camera di Commercio sì o no, cassa previdenziale, costi fissi.
  2. Scegli il codice ATECOCon le note esplicative alla mano. Controlla il coefficiente associato.
  3. Procurati gli strumenti digitaliSPID o CIE, una PEC (5-30 € l'anno) e, se apri un'impresa, la firma digitale (20-40 €).
  4. Compila la dichiarazione di inizio attivitàModello AA9/12 per le persone fisiche, da trasmettere entro 30 giorni dall'inizio. I professionisti la mandano all'Agenzia delle Entrate; le imprese usano la ComUnica, che con una sola pratica fa Entrate, Registro Imprese, INPS e INAIL.
  5. Iscriviti alla previdenzaGestione Separata (domanda online sul sito INPS), oppure artigiani/commercianti tramite la ComUnica, oppure la tua cassa.
  6. Apri un conto dedicatoNon è obbligatorio per legge per i professionisti, ma tenere separati i soldi dell'attività è la cosa che semplifica di più la vita.
  7. Attiva un software di fatturazioneServe dal primo giorno: la fattura elettronica è un file XML che passa dal Sistema di Interscambio.
  8. Comunica il canale telematicoRegistra sul portale Fatture e Corrispettivi il codice destinatario del tuo software, così le fatture che ricevi arrivano dove le leggi.
Quanto costa aprire · valori indicativi 2026
VoceProfessionistaImpresa individuale
Apertura partita IVA0 €0 €
Registro Imprese (diritti + bollo)-≈ 35-40 €
Diritto annuale Camera di Commercio-≈ 53 €
PEC5-30 €/anno5-30 €/anno
Firma digitale-20-40 €
Software di fatturazione0-100 €/anno0-200 €/anno
Commercialista300-800 €/anno500-1.200 €/anno

Capitolo 09 Come si fa una fattura (elettronica)

Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti, forfettari compresi. È un file XML che passa dal Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate, che la consegna al cliente e ne conserva traccia. Un PDF mandato per email non vale come fattura.

Cosa deve contenere

  • I tuoi dati: nome, indirizzo, partita IVA, codice fiscale, regime fiscale (per il forfettario è il codice RF19).
  • I dati del cliente: partita IVA o codice fiscale, e il codice destinatario di sette caratteri oppure la sua PEC.
  • Numero progressivo e data.
  • Descrizione di cosa hai fatto, scritta in modo che si capisca: una parola sola come «consulenza» non basta.
  • Importo, e la natura dell'operazione al posto dell'IVA: per i forfettari è N2.2, operazione non soggetta.
  • La dicitura di legge del regime forfettario: «Operazione senza applicazione dell'IVA ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, L. 190/2014».
  • La marca da bollo da 2 € se la fattura senza IVA supera 77,47 €: si assolve in modo virtuale dal portale dell'Agenzia, e per prassi si può addebitare al cliente.

Tre errori che costano

  • Numerazione con buchi. La sequenza deve essere progressiva e senza salti nell'anno.
  • Bollo dimenticato. Su fatture senza IVA sopra 77,47 € è dovuto, e la responsabilità è tua anche se non lo addebiti.
  • Conservazione. Le fatture vanno conservate a norma per dieci anni: il servizio gratuito dell'Agenzia va attivato con un'adesione esplicita, altrimenti il software deve farlo lui.

Capitolo 10 I software di fatturazione più usati

Non esiste il migliore in assoluto: esiste quello adatto a quanto fatturi e a quanto vuoi delegare. Questi sono quelli che si incontrano più spesso in Italia.

Panoramica · prezzi indicativi, cambiano spesso
StrumentoCom'èPrezzo
Fatture e Corrispettivi
Agenzia delle Entrate
Gratuito e ufficiale. Spartano e lento da usare, ma fa tutto il necessario e include la conservazione a norma per dieci anni.0 €
Fatture in CloudIl più diffuso tra i piccoli. Interfaccia semplice, app, scadenzario, si collega al commercialista.≈ 4-30 €/mese
Aruba FatturazioneEssenziale ed economico, comodo se PEC e firma digitale sono già lì.≈ 25-40 €/anno
Fatture24Piano gratuito con limite di fatture, poi a scaglioni. Buono per iniziare.da 0 €
Danea EasyfattDa installare sul computer, forte su magazzino e ordini: la scelta tipica di negozi e piccoli commercianti.≈ 90-300 €/anno
Fiscozen, Partitaiva.it e similiSoftware più commercialista in abbonamento unico. Costa più di un software da solo, meno di un commercialista tradizionale.≈ 300-600 €/anno

Come scegliere in due minuti

  • Meno di 20 fatture l'anno e nessuna voglia di spendere: portale dell'Agenzia.
  • Fatturi ogni settimana e vuoi vedere gli incassi: uno dei gestionali in cloud.
  • Hai magazzino e prodotti: un gestionale con la parte di magazzino.
  • Non vuoi pensarci mai: un abbonamento che include il commercialista.

Capitolo 11 Le scadenze dell'anno

Il primo anno spiazza tutti perché a giugno paghi due volte: il saldo dell'anno chiuso e il primo acconto di quello in corso.

Calendario tipico di un forfettario · verifica le date esatte dell'anno
QuandoCosa
28 febbraioDomanda di riduzione del 35% dei contributi, per artigiani e commercianti
16 febbraio, 16 maggio, 20 agosto e 16 novembreRate dei contributi fissi artigiani e commercianti
30 giugnoSaldo imposte dell'anno precedente + primo acconto dell'anno in corso, contributi compresi
31 luglioStessa scadenza con la maggiorazione dello 0,40%, se rinvii
31 ottobreInvio della dichiarazione dei redditi
30 novembreSecondo acconto

Gli acconti si calcolano sull'imposta dell'anno prima. Significa che il secondo anno, se il fatturato cresce, l'esborso di giugno può essere il doppio di quello che ti aspetti: è il motivo numero uno per cui le partite IVA nuove vanno in tensione di cassa.

Capitolo 12 Gli errori che vedo più spesso

  • Confondere fatturato e guadagno. Su 30.000 € fatturati, in tasca ne restano circa 23.000. Il prezzo si costruisce partendo dal netto.
  • Non mettere da parte le tasse. Il conto separato con un terzo di ogni incasso risolve il 90% dei problemi.
  • Scegliere l'ATECO per fretta. Sei punti di coefficiente in più sono centinaia di euro l'anno.
  • Dimenticare la marca da bollo sulle fatture sopra 77,47 €.
  • Aprire da dipendenti e fatturare al proprio datore. Sopra il 50% del fatturato il forfettario decade.
  • Ignorare gli acconti. Il secondo anno è quello che fa male.
  • Non chiedere la riduzione del 35% quando spetta: sono più di 1.500 € l'anno lasciati sul tavolo.
  • Trattare il commercialista come un costo e non come qualcuno a cui fare domande prima di decidere.

Checklist Le dieci mosse, in ordine

Le spunte restano salvate su questo dispositivo: puoi tornare quando vuoi.

Domande frequenti

Quanto costa aprire la partita IVA?

L'apertura in sé è gratuita: il modello AA9/12 non ha costi. Se apri un'impresa individuale si aggiungono circa 35-40 € di Registro Imprese e circa 53 € di diritto annuale della Camera di Commercio. La spesa vera è il commercialista: 300-800 € l'anno per un forfettario.

Quante tasse si pagano con la partita IVA forfettaria?

Un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se hai i requisiti. Si calcola sul reddito forfettario, cioè fatturato × coefficiente di redditività del tuo ATECO, meno i contributi versati. A parte, e più pesanti dell'imposta, ci sono i contributi INPS.

Qual è il limite del regime forfettario?

85.000 € di ricavi o compensi. Superandoli esci dal regime dall'anno successivo; oltre 100.000 € l'uscita è immediata e devi applicare l'IVA già dall'operazione che sfonda la soglia.

Posso aprire la partita IVA da dipendente?

Sì, salvo divieti nel tuo contratto o incompatibilità nel pubblico impiego. Due limiti però contano: se nell'anno precedente hai avuto più di 30.000 € da lavoro dipendente il forfettario è precluso, e non puoi fatturare più del 50% al tuo datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni.

Quanto tempo serve per aprirla?

Per un professionista il numero arriva in giornata, spesso in poche ore dalla trasmissione del modello. Per un'impresa individuale la ComUnica richiede qualche giorno lavorativo, perché coinvolge Registro Imprese, INPS e INAIL.

Serve la fattura elettronica anche per i forfettari?

Sì, dal 1° gennaio 2024 senza eccezioni: l'esonero sotto i 25.000 € di ricavi non esiste più.

Cosa succede se non fatturo niente per un anno?

Se sei in Gestione Separata non versi contributi e non paghi imposte, ma la dichiarazione va comunque presentata. Se sei artigiano o commerciante i contributi fissi si pagano anche a fatturato zero: è il motivo per cui, in quel caso, tenere aperta una partita IVA inattiva costa circa 4.500 € l'anno.

Come si chiude la partita IVA?

Con lo stesso modello usato per aprirla, indicando la cessazione entro 30 giorni, più la cancellazione dagli enti previdenziali e, per le imprese, dal Registro Imprese. La chiusura è gratuita, ma restano da chiudere le dichiarazioni dell'ultimo anno.

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Fonti ufficiali

Questa guida spiega come funzionano le regole e ti fa arrivare preparato al tavolo: non è una consulenza fiscale personalizzata. Aliquote, minimali e soglie cambiano con ogni legge di bilancio e i casi particolari sono la norma. Prima di decidere, fai validare i tuoi numeri da un commercialista.

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